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MANOVRA ” SALVA ITALIA ” . I TAGLI AI COSTI DELLA POLITICA . NIENTE STIPENDIO AI MINISTRI , SCURE SULLE PROVINCE E CANCELLAZIONE DI ALTRI ENTI

Posted by irpinianelmondo su dicembre 5, 2011

5.12.2011-Primo dare l’esempio. L’operazione «taglio ai costi della politica, parte I» comincia dall’eliminazione dei doppi stipendi per Ministri e Sottosegretari. Con lo stesso Premier pronto a rinunciare anche all’indennità di senatore a vita «se sarà tecnicamente possibile». E poi massima trasparenza nella dichiarazione di redditi e patrimoni di tutto l’Esecutivo. Il tutto accompagnato da un taglio drastico ai componenti delle varie Authority e una quasi cancellazione delle Provincie,che vedono eliminate le Giunte e ridotto ai minimi termini il numero dei loro consiglieri, che in 500 rischiano di fare le valigie.

«Abbiamo sottoposto noi stessi a cura dimagrante varando misure per ridurre i costi della politica da subito» annuncia nella conferenza stampa sulla manovra Mario Monti. Che promette: «non finisce qui», preannunciando altri colpi di scure che potranno questa volta calare su parlamentari e consiglieri regionali. Intanto si comincia dal Governo, dove «i soggetti chiamati all’ufficio della presidenza del consiglio, di ministro e sottosegretario per tutta la durata dell’incarico cessano da qualunque altro trattamento retributivo gravante sul bilancio dello stato». E poi massima trasparenza sui patrimoni, dichiarando per intero ogni possedimento di ciascun componente della squadra di Governo. «Anche fondi di investimento, azioni e obbligazioni» ha specificato Monti. Prima di passare a illustrare i tagli a Authority e Provincie.

Per queste ultime se non è un colpo di spugna poco ci manca. Abolite le Giunte la manovra lascia infatti ai consigli provinciali una semplice «funzione di organi di indirizzo e coordinamento». In pratica «suggeriranno» ai Comuni come intervenire su strade e immobili scolastici, per fare un esempio, ma non decideranno più nulla. E gli stessi Consigli provinciali subiscono una dieta ferrea dopo quella già imposta loro dalla legge di stabilità appena approvata. I consiglieri sono ridotti infatti a 10, contro i 12-18 oggi previsti a seconda delle dimensioni territoriali. A occhio torneranno a casa circa 500 consiglieri, stima il Presidente dell’Unione provincie (Upi), Giuseppe Castiglione, che si dice «trasecolato» e pronto ad impugnare la norma per vizio di incostituzionalità. Ma il taglio non riguarda solo Giunte e Consigli. Di pari passo alla riduzione delle funzioni scendono anche i finanziamenti.

Il decreto taglia infatti 500 milioni di trasferimenti statali, lasciando le Provincie a provvedere da sole, a partire dal prossimo anno, a finanziare strade e sicurezza degli edifici scolastici con il solo bollo di circolazione. Resterebbe la quota di compartecipazione provinciale al gettito Irpef. Ma secondo l’Upi l’ultima versione della manovra sopprimerebbe anche quella, tagliando 800 milioni di euro, pari all’ammontare del recupero dell’ addizionale dell’energia elettrica assegnati alle Provincie dopo la soppressione del tributo nel 2012. «Se così fosse -mette in chiaro Castiglione- sarebbe a rischio lo stesso pagamento dello stipendio del personale».

Il decreto salva Italia cala la scure anche sulle varie Authority, dall’Antitrust alla Consob e «affonda», senza fare sconti, Enit, Agenzia per la sicurezza nucleare, più una serie di Agenzie ed enti minori. In tutte le Authority scende infatti radicalmente il numero dei componenti, che per le otto Agenzie passano complessivamente da 50 a 28 componenti. Va ancora peggio all’Enit, trasferito al Ministero dello sviluppo economico, mentre l’Agenzia per il Terzo Settore, quella per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, l’Ente nazionale per il microcredito, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza sono semplicemente «soppressi». Confluiranno invece nellAutorità per l’energia elettrica e il gas l’Agenzia per la sicurezza nucleare e quella di vigilanza in materia di acqua. L’Agenzia per la regolamentazione del settore postale è inglobata dall’Agcom.

 La Stampa

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