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VALLATA (AV) .ERMINIO D’ADDESA : LA LENTA AGONIA DEL’ARTIGIANATO IRPINO

Posted by irpinianelmondo su gennaio 24, 2012

24.1.2012- “Con il passar del tempo si assiste al declino lento ma inesorabile dei
paesi, dei piccoli  paesi e quelli   situati  nell’interno della
Campania non sfuggono a questo destino. Ogni fine e/o inizio anno si
fanno i bilanci, le statistiche di quanti  sono partiti, di quanti sono
nati, di quanti non ci sono più e questo vale  per gli uomini e le
donne ma anche per le aziende, le scuole, le imprese e comunque per
ogni cosa che interessa l’attività umana.
Passando davanti al salone da barbiere di Rocco si nota una scritta “
Chiusura per cessata attività” e così anche un’altra attività
artigianale è finita e ci si accorge che veramente sta finendo un’
epoca. Rocco,  single non più giovane e già in pensione, figlio e
nipote di barbieri, praticamente una piccola dinastia di Figaro, chiude
la sua attività e così viene meno un altro pezzo di storia dell’
artigianato a Vallata; alcuni, tra i vallatesi che vivono fuori e già
suoi clienti, gli erano rimasti affezionati e quando tornavano in
paese  era d’obbligo un  passaggio al suo salone per un’aggiustatina
ai capelli ma anche per un saluto e per ricordare i tempi passati.
I nostri paesi, le nostre comunità sono ormai privi di barbieri, una
nobile arte quella del barbiere cerusico che nel passato curava il
corpo ed il taglio dei capelli e la rasatura della barba ne erano uno
degli aspetti. Presso i saloni dei barbieri, non molto tempo fa, si
compravano ancora le sanguisughe che in  medicina servivano a fare i
salassi. Quello del barbiere e’ veramente un bel mestiere, che come
tutti i mestieri, ti consente di vivere serenamente  tra la gente ed
intercettando tutti i ceti sociali .
Tanti artigiani hanno chiuso l’attività, molti per motivi di età e
quindi con il raggiungimento della pensione ma anche perché da soli non
erano in grado di andare avanti; soprattutto per mancanza di
apprendisti  in quanto i giovani, molte volte sostenuti, nelle scelte,
dalle  famiglie, condizionate da una errata cultura del lavoro, hanno
snobbato l’artigianato, visto come un figlio di un Dio minore,
preferendo intraprendere i normali percorsi scolastici od il lavoro in
fabbrica, quasi sempre viatico di precarietà e di  instabilità
economica.
L’artigianato quindi muore nei piccoli comuni, nelle piccole comunità
soprattutto perché la gente manca in maniera consistente mentre nelle
città  è presente e resiste bene  consentendo sicuramente anche buoni
guadagni ed un buon tenore di vita.
Ed in tema di artigianato si apprende dalla stampa che qualche giorno
fa la Provincia di Avellino, tramite l’Assessorato al Lavoro ed alla
Formazione, ha elaborato un progetto, dal titolo romantico “La
cittadella (anche se non niente in comune con Cronin) dell’
artigianato”,  “con l’intento di tornare alle origini ed insegnare un
mestiere ai giovani” al fine ovviamente di alleviare  la piaga  della
disoccupazione in Irpinia. Il progetto è limitato a 100 giovani
disoccupati di età compresa tra i 18 ed i 29 anni ed il corso
formativo  avrà una durata di n 1800 ore di cui  ….“n. 1400 dedicate ad
un percorso d’informatica con laboratori esperenziali”. Francamente un
giovane che deve imparare un mestiere tipo calzolaio, falegname,
meccanico, barbiere, etc. non potrà impararlo con l’informatica in un
laboratorio ma andando “a bottega” e quindi  penso che secondo l’
impostazione del progetto non saranno formati artigiani, anzi. Il
percorso progettuale  dell’Assessorato Provinciale  doveva consistere
nell’individuazione sul territorio di   artigiani , di contattarli e
chiederne la disponibilità ad assumere  i giovani da formare e quindi
sostenerli con la fiscalizzazione degli oneri sociali per il tempo
necessario ed assegnare nel contempo un  salario di accesso all’
apprendista, cose  già previste nella legislazione della Regione che ha
la competenza esclusiva in materia. Il ruolo dell’Assessorato
provinciale doveva essere quello di  facilitare la concessione a favore
degli artigiani dei benefici previsti dalle leggi in materia di
apprendistato e di artigianato.
Ovviamente il progetto elaborato dalla Provincia prevede un costo,
suscettibile di aumento si evince dalla stampa, ammontante per ora a
centomila euro che saranno sicuramente spesi  ma non serviranno a
formare alcun giovane artigiano. Questo è solo un modo di sperperare
denaro pubblico e d’altronde i corsi di formazione non hanno quasi mai
prodotto posti di lavoro in maniera stabile ma sono servit soltanto ad
illudere i giovani disoccupati ed a sostenere gli Enti che fanno
formazione. La mia passata  esperienza politico-amministrativa in
Provincia mi porta, purtroppo, a queste amare considerazioni  sull’
istituto della formazione ; considerazioni  e riflessioni che faccio
senza alcuna vis polemica  verso alcuno.”

 Erminio D’Addesa
 ex Presidente Consiglio Provinciale
erminiodaddesa@tiscali.it

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