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CASO MASTELLA/LONARDO . IN OSPEDALE STANZE DI LUSSO A PAZIENTI VICINI ALL’UDEUR.La denuncia di un medico di Benevento

Posted by irpinianelmondo su ottobre 23, 2009

23.10.2009– T.B. -corrieremezzogiorno .it-  I buoni rapporti con Mastella e i suoi fidatissimi tornava­no utili anche in ospedale. Emblema­tico è il caso del giovane paziente, fi­glio di un architetto vicino al­l’Udeur, ricoverato nel servizio psi­chiatrico di diagnosi e cura dell’Asl Benevento 1: gli venne riservato un trattamento di assoluto favore — stanza appositamente tinteggiata e mobili nuovi — mentre agli altri de­genti toccavano letti sfondati e spor­cizia. La vicenda è raccontata dal dot­tor Giuseppe De Lorenzo, dirigente responsabile del servizio e assessore alla Mobilità del Comune di Bene­vento. A causa di una vecchia ruggi­ne con Sandra Lonardo, De Lorenzo, secondo l’accusa, è stato vittima di «pressioni, intimidazioni, minacce e atti persecutori»; estromesso con un pretesto dal suo ruolo di prima­rio, è stato poi reintegrato dal giudi­ce del lavoro. Per questa vicenda, i coniugi Mastella sono indagati per concussione.

Negli anni Novanta, De Lorenzo aveva denunciato le pes­sime condizioni dei locali (interni al­l’ospedale Rummo) in cui era ospita­to il servizio psichiatrico. Quando ar­rivò il giovane Francesco, figlio di un architetto vicino all’Udeur, «si provvide nel giro di una sola notte a ristrutturare la stanza — e solamen­te quella — che era destinata ad ospitarlo». Aggiunge la dottoressa Assunta Castaldi, in servizio nella struttura: «Tengo a precisare che di fronte alla stanza presso la quale era degente Chicco ve n’era un’altra in condizioni pietose, dove addirittu­ra, quali traverse per i letti dei de­genti, venivano utilizzati i sacchi di colore nero adibiti alla raccolta dei rifiuti. In sostanza abbiamo avuto modo di vivere direttamente come gli stessi malati fossero diversamen­te catalogati non in base ad esigenze oggettive, ma solo e semplicemente in quanto amici di chi era chiamato a gestire quel particolare servizio». La dottoressa fornisce altri particola­ri sulla struttura in quegli anni: «Vi­geva una situazione indecorosa se non addirittura peggio. Ricordo an­cora che vi erano cavi elettrici penzo­loni che costituivano pericolo per noi tutti… I servizi igienici versava­no in una condizione vergognosa… Gli arredi erano ridotti in condizioni pessime». La vicenda viene pesante­mente criticata dal gip, che parla di «disparità di trattamento dei malati, pur titolari del diritto inviolabile di ricevere cure; diritto rispettato solo in presenza di idonee segnalazioni (con il medesimo sistema delle rac­comandazioni delle assunzioni ille­gittime presso l’ente Arpac o delle assunzioni dei primari presso gli en­ti ospedalieri, in virtù di un sistema ricattatorio e clientelare)».

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