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IL CASO. MEDICO FILMA I GLUTEI DI UNA SUA PAZIENTE: ASSOLTO IN CASSAZIONE

Posted by irpinianelmondo su settembre 29, 2008

29.9.2008-Lo chiamano vuoto legislativo. In questa Italia dove c’è una legge per tutto, si scopre ora che invece nessuno si è preso la briga di punire chi riprende di nascosto i glutei di una donna.  Fino a che qualcuno interverrà con norme specifiche (e chissa mai quando qualcuno interverrà)  i medici guardoni potranno filmare quello che vogliono, basta che non lo facciano a casa della donna perché nel codice esiste il reato di violazione di domicilio, non quello dell’intimità di una persona. In Italia è più protetta una casa che un corpo nudo.Lo si è capito tre giorni fa quando la Corte di Cassazione ha assolto un medico di Firenze che aveva videoripreso di nascosto i glutei di una paziente nel suo studio durante una visita. Il professionista era stato condannato dalla Corte d’appello per il reato di «interferenze illecite nella vita privata mediante uso di riprese visive» in base all’articolo 615 bis del codice penale ma la quinta sezione penale ha annullato la sentenza senza rinvio perchè il medico non era condannabile in base al reato contestato. 

Secondo la Corte, infatti, il 615 bis fa riferimento all’ articolo 614 sulla violazione di domicilio. In questo caso, però, non c’era stata violazione di domicilio e della sfera privata: la donna non era a casa sua ma nello studio del medico e quindi il motivo poteva fare più o meno quel che voleva. Si tratta di una «indubbia grave lacuna legislativa che sarebbe auspicabile fosse colmata», scrivono i supremi giudici. 

Nella sentenza 36884, si spiega che «la signora, vittima della biasimevole condotta del professionista, ha certamente motivo di dolersi della violazione della propria privacy e della violazione del diritto alla propria immagine ma lo stato attuale della legislazione non consente nel caso di specie l’accesso alla tutela in sede penale ai sensi dell’articolo 615 bis cp». 

Alla vittima ora non resta altro che far ricorso in sede civile per lesione della dignità e della riservatezza.La Stampa

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