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FONTANAROSA (AV) . On. ORTENSIO ZECCHINO : ECCO LA CASA DEI MODERATI , IL CENTRO DESTRA E’ VICINO ALLA GENTE

Posted by irpinianelmondo su ottobre 24, 2011

24.10.2011-“Un incontro per ritrovarsi e andare insieme verso una nuova fase della politica italiana”. E’ stato questo lo spirito dell’intervista pubblica ad Ortensio Zecchino, che ha richiamato – nella serata di sabato 22 ottobre, nella nuova sede municipale di Fontanarosa – centinaia di persone attorno al nuovo progetto del Partito Popolare Europeo, lanciato in Irpinia con la convention di luglio e proiettato verso una dimensione sempre più forte e partecipativa. Presenti quattro Sindaci (oltre al padrone di casa, anche i primi cittadini di Zungoli, Grottaminarda e ) e rappresentanti istituzionali di tanti Comuni della provincia all’appuntamento organizzato dal coordinatore della nuova Dc a Fontanarosa Pasquale Pasquariello che, introducendo l’intervento dell’ex Ministro, ha sottolineato, nel giorno in cui si è festeggiato il beato Giovanni Paolo II, che l’Italia ha bisogno di ritrovare le coordinate di una politica che sia al servizio della comunità e portatrice di un’etica che oggi sembra smarrita. Sollecitato dalla giornalista Barbara Ciarcia, Ortensio Zecchino ha affrontato i principali temi dell’attualità politica: le ragioni della crisi italiana, l’eredità storica della Dc e il ruolo dei cattolici in politica, la legge elettorale, il bipolarismo, la collocazione del Ppe, i rapporti con Pdl, Lega e Udc.
“Il caos che stiamo vivendo deriva in larga parte – ha osservato Zecchino – dalla mancanza dei partiti, che rappresentavano il collegamento tra il territorio e le istituzioni. Dopo tangentopoli è montata un’ossessione verso i partiti e che ha portato ad una ubriacatura di nuovismo, di cui il berlusconismo è espressione. Ma è stato un po’ come gettare l’acqua sporca insieme al bambino e così oggi ci troviamo con un parlamento di persone nominate e non elette che non avvertono alcun vincolo di rappresentanza con il territorio e non si impegnano per risolvere problemi fondamentali delle comunità. E questo “svincolamento” spiega anche le pesanti degenerazioni che hanno allontanato il paese reale da quello legale”. Zecchino non nasconde che “la Dc in quel contesto non seppe né far valere le sue ragioni, né farsi carico delle sue colpe. Ma dopo gli anni ’90 in cui dirsi democristiani era fonte di persecuzione e di contestazione, oggi nell’opinione pubblica sta maturando con sempre maggiore forza una rivalutazione di quella classe dirigente e di quel progetto sociale e così dalla “damnatio memoriae” si sta passando alla “laudatio memoriae”. Secondo Zecchino il declassamento dell’Italia operato dalle principali agenzie di rating non riguarda la percezione che il mondo ha del popolo italiano, ma la poca credibilità della nostra politica. Il Ppe punta ad essere la casa dei moderati di ispirazione cristiana per riportare la politica italiana verso quello che sembrava il naturale approdo della seconda repubblica: il bipolarismo.
“Con la fine del fattore k e della democrazia bloccata” – ha detto Zecchino richiamandosi alla celebre analisi di Rochey – si è assistito invece all’esplosione in tanti pezzi e su piu’ versanti dei cattolici”. Per spiegare cosa è accaduto, l’ex Ministro ha istitutito un parallelismo con la Germania. “Sia l’Italia che la Germania uscivano da una guerra che aveva travolto regimi autoritari, ma in Germania la politica si è incanalata nella dialettica tra i Popolari e i Socialisti, che imboccarono convintamente – dopo il congresso di Bad Godesberg – la strada della socialdemocrazia. In Italia la sinistra è approdata alla socialdemocrazia per necessità, senza una necessaria e catartica autocritica e ancora oggi se ne pagano le conseguenze. Basti pensare che Massimo Dalema è vicepresidente dell’internazionale socialista, ma il suo partito non aderisce al PSE”. Il costituendo Ppe in Italia vuole creare le condizioni per un sano bipolarismo anche nel nostro paese, coinvolgendo donne e uomini di sensibilità liberale e ispirazione cristiana. Non necessariamente cattolica. “Oggi è inimmaginabile alzare steccati fondati sulla religione – afferma Zecchino – Un’intuizione che era già chiarissima a Sturzo a ben leggere il suo ‘appello ai liberi e forti’. Il Ppe è aperto a tutti, anche a chi ha un diverso credo e perfino a chi non crede. Quel che deve unirlo è una chiara consapevolezza dei valori etici e di una concezione della vita che va oltre il materialismo e si apre alla spiritualità”. E’ per questo sottolinea Zecchino “che da cattolico e apostolico romano dico: ben venga il risveglio dei cattolici, ma guai ad immaginare una politica italiana fatta dai presidenti della CEI”. Nessun dubbio per Ortensio Zecchino sulla collocazione del Ppe. “Non ci piace questo centrodestra e non ci piace Berlusconi, ma non per questo possiamo stare a sinistra. Occorrerà trovare una formula e uno spazio vitale, ma la posizione del PPE è nel centro-destra, alternativa alla sinistra socialista. Su questa chiara discriminante – ricorda Zecchino – uscii dalla Margherita e mi dimisi da ministro”. Nel dna del Ppe c’è una precisa visione della vita e del futuro . “Sui grandi temi, che non sono solo il biotestamento o l’aborto, possiamo dirci in un certo senso conservatori dei valori che da sempre fanno parte di noi, perché il vero progresso – ha aggiunto Ortensio Zecchino – non cancella il passato”. Con chi dialogherà il Ppe? “Pdl e Lega sono formazioni che stanno vivendo una transizione lacerante e problematica e con i loro elettori ci può essere indubbiamente un dialogo importante. L’Udc – ha concluso Zecchino – da tempo si è appiattito su un leaderismo che non esprime una strategia politica ma una tattica, che forse porterà Pierferdinando Casini al Quirinale, cosa che peraltro potrebbe anche farci piacere trattandosi di un moderato, ma non certamente l’Italia fuori dalla crisi. L’Udc con la politica dell’utilità marginale e dei due forni ha rinunciato ad aggregare attorno a sé i moderati di ispirazione cristiana. Ed è proprio questo il compito che ora spetta a noi del Ppe”.

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