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AVELLINO. OSTAGGI DELL’AMIANTO ISOCHIMICA

Posted by irpinianelmondo su novembre 4, 2008

amianto03.11.2008-Pericolo amianto. Chiudetevi in casa. Sbarrate finestre e balconi. Non uscite. E se uscite non respirate. E’ questo l’ordine diramato dalla società privata «Eurokomet» alle migliaia di persone che vivono a Borgo Ferrovia, un quartiere di Avellino. Un volantino affisso davanti a tutti i palazzi che ha riportato alla memoria dei vecchi i bombardamenti americani del ’43. Ora, però, la gente trema per quella moderna peste che ammorba la vita di vecchi e giovani, donne e uomini: l’amianto. Quello che per anni un imprenditore senza scrupoli ha sotterrato nel cortile della sua fabbrica, «L’Isochimica», ammassato nei capannoni, sversato nei fiumi, nelle campagne, dentro i boschi dell’Irpinia. Da vent’anni il mostro è lì col suo veleno nella pancia, i capannoni malamente sigillati, e quintali di amianto chiusi in bare di cemento ormai lacerate dalle crepe.

Nessuno ha mai seriamente pensato alla bonifica di quel concentrato di morte. Tentò il Comune, ma il costo era elevato: 2 milioni e mezzo di euro. Furono anche fatte delle ricerche utilizzando i georadar per capire quanto amianto ci fosse nel sottosuolo. Solo tentativi, inutili chiacchiere. Fino all’arrivo di «Eurokomet», l’impresa privata che ha affisso il volantino («fino al 31 marzo 2009, tenete gli infissi chiusi ed evitate di stendere biancheria») e che si appresta a fare la bonifica. Ma qui la storia cambia registro. Ci parla di suoli e speculazioni e del tentativo di costruire dove c’erano le fabbriche centri commerciali, palazzi, uffici: la nuova frontiera degli affari nel Sud. Il consorzio che gestisce l’area industriale tre anni fa ha avviato le procedure per rientrare in possesso dei suoli Isochimica. «La legge ce lo consente – dice il presidente dell’Asi Pietro Foglia – abbiamo già fatto una offerta al curatore fallimentare. Siamo un ente pubblico e possiamo offrire garanzie per la bonifica. Il curatore conosce le nostre intenzioni dal 2005, non ci ha ancora dato una risposta».

Risposta che è invece arrivata ai privati di «Eurokomet», un’azienda fondata nel 2003 da un commercialista, Sergio De Lisa, e dai suoi figli. «Progettazione di programmi pubblicitari, organizzazione di spettacoli, gestione di hotel e ristoranti, somministrazione di alimenti», queste le sue poco rassicuranti «specializzazioni». Spettacoli e hotel a parte, De Lisa è riuscito ad ottenere dal curatore fallimentare, l’avvocato Leonida Gabrieli, un diritto di prelazione per l’acquisto dei 45mila metri quadrati dell’«Isochimica» con l’impegno al risanamento. La confusione è tanta e l’affare è grosso, quei suoli valgono oro, sono collegati alla ferrovia, vicinissimi al raccordo autostradale, nella parte pianeggiante della città. Un business tra i 7 e i 9 milioni di euro. «Una brutta storia, meglio portare tutte le carte in procura». Giuseppe Di Iorio, ex sindacalista Cgil, è membro del Consiglio di amministrazione dell’Asi e vuole vederci chiaro. Ma le polemiche non impressionano Sergio De Lisa. Un personaggio molto noto ad Avellino. Negli anni ottanta da consigliere provinciale del Psdi fu uno dei protagonisti dell’affaire prefabbricati pesanti per i terremotati.
Anni Ottanta, Milano da bere e Sud da sbranare, gli anni di Elio Graziano. Uno dei padroni della città. Era amico dei potenti ministri socialisti Claudio Signorile e Carmelo Conte quando sbarcò ad Avellino con la sua «Isochimica». Una fabbrica destinata a liberare dall’asbesto vetture e treni. Trecento operai, tremila carrozze «scoibentate», 20mila quintali di amianto accumulato. Un lavoro ad altissimo rischio fatto nel cuore del quartiere, a pochi metri dalle case, da un campo sportivo, da un asilo, dalle scuole elementari e medie, dal parco giochi per i bambini. Il veleno dentro la vita delle persone. Ai sindacati che ponevano problemi di sicurezza per gli operai, Graziano rispondeva a modo suo: «Non mi scassate i coglioni che in questa città la disoccupazione è tanta e la gente è arrapata di lavoro». Era sicuro di sé l’ex ferroviere diventato ingegnere chimico in Francia. Gli amici della «sinistra ferroviaria», quella di Signorile e Rocco Trane, gli avevano assicurato miliardi di lire con la fornitura del tnt (tessuto non tessuto), quello delle lenzuola d’oro per le cuccette dei treni, e poi ad Avellino aveva legato con altri potenti della politica. Era diventato «’o presidente» della squadra di calcio, serie A, e in tribuna d’onore sedeva con De Mita, con Mancino e con Salverino De Vito, il ministro del Mezzogiorno. Tutti insieme a gridare «Forza Lupi». Intanto un lupo vorace, l’amianto, divorava la vita degli operai e della gente del quartiere. La stessa che ieri è scesa in piazza per il diritto alla salute e al futuro.
«Mia sorella Annamaria aveva 47 anni quando è morta di tumore. Io stesso sto male, ho un carcinoma al retto e problemi ai polmoni». Antonio Esposito ha vissuto per anni con la sua famiglia in una casa di campagna a pochi metri dalla fabbrica. «Lo vedevamo l’amianto quando lo portavano via nelle cassette. Erano matasse bianche». Fibre di asbesto che la gente ha respirato per anni. Mentre il Comune di Avellino si limitava a classificare l’«Isochimica» «azienda di seconda classe», non pericolosa. «Sono stato in quella maledetta fabbrica dall’83 all’88. Nei primi anni lavoravamo senza protezioni. Solo dopo sono arrivate le mascherine di plastica. Quando ci obbligarono a mettere gli scafandri fu un problema, perché rallentavano il lavoro. E allora i «capi» ci dicevano di togliercelo così facevamo prima. Tanti colleghi sono morti, tantissimi si sono ammalati». Sergio ora ha seri problemi di respirazione e ogni due anni si sottopone ad esami clinici. Pino, invece, oggi lavora al Comune. «Ma lo sai che mangiavamo accanto alle cataste di amianto, che non avevamo tute, che tornavamo a casa con i vestiti sporchi di quella merda?».

L’«Isochimica» ha chiuso i battenti nel 1989, Graziano è stato travolto dagli scandali e dai fallimenti. Gli operai si sono dispersi. Non tutti hanno avuto la fortuna di assistere allo strano finale di questa storia.
«Sì è una storia strana, non conosciamo quale sia il progetto del privato, quali le sue esperienze in campo industriale» dice Foglia, il presidente dell’Asi. L’ultima riunione tra «Erokomet», Asl, Arpac e Asi c’è stata giovedì scorso ed è finita con un altro rinvio. Per il rappresentante del Comune di Avellino «mancavano notizie sulle modalità delle operazioni di bonifica».

Insomma, non è chiaro quali tecnologie verranno applicate, quali misure di sicurezza per la salute delle persone del quartiere saranno adottate. Solo nebbia. Nando Romano è un poliziotto ed è presidente della Circoscrizione: «Ho chiesto spiegazioni e sono stato allontanato. Ora ho una sola preoccupazione capire quali danni ha fatto l’amianto, per questo chiedo alla gente del quartiere di raccontare ai nostri uffici quanti morti per tumore hanno avuto in famiglia, quali problemi di salute hanno».

Nella chiesa del quartiere dedicata a San Francesco c’è un enorme murale che Ettore de Conciliis disegnò nel 1965. Fece scandalo quell’opera che parlava di guerre e di atomica. Si vedono i volti di Pasolini, di Di Vittorio e di folle che circondano il santo. Sofia Loren è una mamma coperta di stracci che alza le braccia al cielo in un mondo di macerie. La guerra seminava morte, ora il male si chiama amianto. Le macerie sono quelle lasciate da anni di malapolitica e da una famelica speculazione. Unita’.it

2 Risposte a “AVELLINO. OSTAGGI DELL’AMIANTO ISOCHIMICA”

  1. ALFONSO said

    GUARDA CHE DE LISA ERA IMPLICATO NELL’AFFARE CEMENTO-CAMORRA CON PASQUALE RAUCCI IL COMMERCIALISTA SOMMA AGOSTINO E IL PRESIDENTE DELLA ARTHUR ANDERSEN SOCIETA’ DI REVISIONE CHE HA ROVINATO LA PARMALAT GEORGE BOURIS

    • mario said

      PER VOSTRA INFORMAZIONE Paquale Raucci e stato ASSOLTO PERCHé IL FATTO NON SUSSISTE (PER VOSTRA INFORMAZIONE SIGNIFICA PERCHè IL FATTO NON E MAI ACCADUTO ) DAL TRIBUNALE DI NAPOLI DOPO 20 ANNI E DUE MESI GUARDA CASO I TEMPI GIUSTI PER LA PRESCRIZIONE , MA DOPO TUTTO QUESTO TEMPO PASQUALE RAUCCI HA VOLUTO FARE LA CAUSA E LA SENTANZA E STATA QUELLA CITATA SOPRA E ADESSO STA FACENDO LUI LA CAUSA PER RISARCIMENTO DANNI.

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